venerdì 12 novembre 2010

venerdì 5 novembre 2010

Le colpe dei vinti: la storia dell’uomo che valeva una pietra

Quando le cose andavano bene i vinti erano già stati sconfitti.

Nella società del guadagno ogni persona vale per una cifra mensile. Più è alta quella cifra, maggior valore avrà la persona nei confronti degli altri e maggior peso avrà per la società la sua vita. Dal grado zero del barbone o dell’immigrato in su, fino ad arrivare a persone semi divine e ricche di ricchezza.

Nel mezzo c’è una vastissima fascia di persone che pur non essendo la feccia della società non valgono nulla di più di un punto qualsiasi della massa stessa.

Questa fascia intermedia funge da sciolina su cui scorrono gli ingranaggi della società. Con le loro otto ore al giorno di lavoro queste persone irrilevanti vedono il proprio corpo e la propria vita consumate e tritate dagli ingranaggi di un macchinario che non sono nemmeno in grado di percepire.




Tra di loro gli operai della fabbrica delle pietre. Ogni giorno ognuno di loro produceva 10 pietre. Alla fine del mese erano pagati con una pietra.

Finchè le cose andavano bene però questa massa informe di teste e corpi non si poneva domande. Faceva il suo lavoro senza chiedersi se ciò che stava facendo e che faceva per la maggior parte della sua vita avesse un significato o no; dava un valore al proprio lavoro dagli 800 ai 1500 euro al mese, chi più, chi meno. Amen.

Per gli operai della fabbrica il lavoro di un mese era una pietra.

Il fatto che avvitasse bulloni, vendesse televisori o spingesse dei tasti su un computer o fabbricassero pietre era irrilevante.

Ciò che già stava accadendo era che nell’ombra, mentre i più si accontentavano di vendere la propria vita al prezzo di una pietra, qualcuno accumulava montagne enormi di pietre proprio grazie al lavoro di questi molti.


Ciò che questi padronetti vendevano era la sicurezza. “Tu ti siedi lì per otto ore e io ti garantisco quei pochi spiccioli che ti sono sufficienti a pagare affitto, bollette a comprarti la televisione e la pizza e se non rompi le palle pure la macchina. Io ti do una bella pietra e tu stai zitto”.



Poi fu la crisi. Il caos. Il tacito accordo tra lo sfruttatore e lo stolto saltò in aria quando lo stolto si vide togliere la sicurezza, la libertà di non pensare al domani, che era l’unica cosa che davvero voleva nella vita. Il padronetto lo aveva licenziato perché non voleva rinunciare nemmeno a una delle pietre che aveva messo da parte quando nessuno lo stava guardando.



Ora il padronetto si trova tutti gli occhi addosso. Il padronetto sudaticcio era pieno di pietre. Le aveva nascoste nei pantaloni, dentro le scarpe, sotto il cappello a cilindro e dietro la schiena. “Guardate!” grida un uomo dal pubblico “è pieno di pietre che ha guadagnato con le nostre otto ore giornaliere di lavoro!”



E dicendo questo gli tirò in testa la sua pietra.